Intervista all’Ambasciatore d’Italia
nella Repubblica Dominicana

ProMueve RD ha incontrato l’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Dominicana Stefano Queirolo Palmas, un diplomatico che ha saputo coniugare il ruolo istituzionale con una sincera vicinanza alle comunità di entrambi i Paesi. Durante il suo mandato, l’Ambasciata d’Italia ha promosso progetti educativi e sociali che hanno contribuito in maniera concreta a consolidare le relazioni tra Italia e Repubblica Dominicana.

L’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Dominicana Stefano Queirolo Palmas

Sotto la Sua guida, l’Italia è stata Ospite d’Onore alla Biennale di Architettura di Santo Domingo, organizzata dopo dodici anni di interruzione: un traguardo che testimonia la forza della diplomazia culturale nel rilanciare il dialogo e nel rafforzare i legami bilaterali.

Ambasciatore Stefano Queirolo Palmas, in un’intervista pubblicata da Gazzetta Diplomatica Lei ha menzionato come uno dei momenti più significativi del Suo mandato, il giorno in cui una bambina dominicana ha interpretato l’Inno di Mameli in un quartiere periferico di Santo Domingo, nel quadro di un’iniziativa promossa da ProMueve RD. Che cosa ha significato personalmente per Lei questa esperienza e che cosa crede che simboleggi sul piano delle relazioni tra Italia e Repubblica Dominicana?

L'Ambasciatore Stefano Queirolo Palmas in una fotografia pubblicata in un articolo di Gazzetta DiplomaticaFu per tutti i presenti un momento particolarmente emozionante. La giovane Noelina eseguì a cappella l’inno con precisione e perizia, pronunciando con cura passaggi difficili o poco intuitivi, quali «riuniamoci a coorte» e «dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa», a riprova di quanto sul serio avesse preso il suo compito, entrando pienamente nella parte. Ma anche confermando una sensazione diffusa, della quale pure io sono convinto, e cioè che le relazioni bilaterali tra Italia e Repubblica Dominicana traggano linfa e forza dallo straordinario capitale umano delle due reciproche diaspore, il quale a sua volta lascia tracce diffuse nelle due società.

L’ammirevole giovinetta aveva istintivamente capito quello che i documenti ufficiali possono appena ricostruire, e cioè che le lingue sono porte aperte sul proprio futuro, e che se la diaspora dominicana in Italia è la terza al mondo e quella italiana la prima europea in Dominicana… por algo serà!

ProMueve RD e l’Ambasciata d’Italia hanno sviluppato iniziative educative e culturali che hanno avvicinato in maniera diretta le comunità di entrambi i Paesi. Da una prospettiva più ampia, quali considera i frutti più rilevanti di questa collaborazione e quale impatto o proiezione hanno avuto?

Il gruppo dirigente di Promueve Rd ricevuto dall’Ambasciatore Queirolo PalmasHo osservato con attenzione quello che potremmo chiamare il modello ProMueveRD: l’idea cioè che si possa fare utilmente promozione e formazione attraverso strumenti multibilaterali, alimentati da una diaspora, ma verso il Paese di origine (nel caso in esame era infatti coinvolta anche OIM Italia). Un tempo si sarebbe chiamata «promozione di ritorno». In pratica — e nella mia lunga esperienza consolare ho visto succedere qualcosa di analogo con grandi comunità italiane all’estero, come ad esempio quella di Sydney — una diaspora può radicarsi così bene in un Paese di accoglienza, da riuscire a tradurre il proprio successo e la propria maturità in strumenti di crescita rivolti al Paese di provenienza: l’innesto può restituire linfa al tronco principale.

Lo Stato delle relazioni diplomatiche RD–Italia

Negli ultimi anni, quali traguardi considera più rilevanti nell’ambito della cooperazione economica, politica, culturale e accademica tra i due Paesi?

Negli ultimi anni abbiamo visto crescere significativamente i legami tra Italia e Repubblica Dominicana, anche per l’importanza del peso dell’interscambio, che si aggira ormai stabilmente attorno al miliardo di dollari.

Al tempo stesso, la Repubblica Dominicana ha avuto una sostenuta crescita economica che sta attirando un sempre maggior numero di imprese italiane, e che alimenta pure una più matura postura internazionale, dall’attuale Governo, saldamente ancorata a valori democratici e al legame con l’Occidente.

Da ciò sono conseguite una serie di visite da parte del Sottosegretario di Stato Giorgio Silli, due nel 2023 e una nel 2024 in occasione del giuramento del Presidente Abinader, il quale a sua volta si è recato in Italia appena rieletto nel maggio 2024, dove ha potuto incontrare il Presidente Mattarella.

Proprio a partire da quel vertice è stato manifestato l’interesse dominicano a cooperare soprattutto nell’ambito della sicurezza. Impostazione dagli esiti positivi, come evidenziano, per esempio, gli sforzi congiunti nel contrasto al traffico internazionale di droga e le decine di estradizioni realizzate negli scorsi anni.

A marzo di quest’anno abbiamo avuto la firma di un Memorandum tra la Polizia dominicana e il Dipartimento di Pubblica Sicurezza italiano, e a breve contiamo di chiudere anche un Accordo quadro in materia di cooperazione di Sicurezza tra i due Ministeri dell’Interno.

Altro ambito particolarmente ricco di sviluppi è stato quello delle forniture per le forze armate dominicane: con l’acquisto di 4 elicotteri Agusta-Westland 169 da parte della Fuerza Aerea ora sono italiani i veicoli più avanzati dell’aeronautica dominicana, ma è pure molto rilevante tutto il progetto legato ai TP 75 Dulus, menzionati frequentemente dal Presidente Abinader.

Questi aerei leggeri da pattugliamento vengono infatti assemblati in Repubblica Dominicana a partire dai kit prodotti dall’azienda italiana Flying Legend, la quale ha anche curato la formazione dei tecnici dominicani.

Quali direbbe che sono le principali sfide e opportunità che segneranno il futuro delle relazioni tra Italia e Repubblica Dominicana nei prossimi anni?

Direi che sfide e opportunità non possono che andare di pari passo. Tutti noi dovremo confrontarci con un contesto internazionale sempre più complesso, volatile e foriero di squilibri. Basti pensare alla crescente rilevanza dei cambiamenti climatici, che ci interrogano sul nostro rapporto con l’ambiente, nella gestione delle risorse naturali e nelle politiche di adattamento.

Per la Repubblica Dominicana ciò è importante soprattutto per gestire l’impatto della proliferazione del sargasso, ma anche in altri ambiti, come il necessario aumento di efficienza nella gestione dei rifiuti. In entrambi i casi si tratta di temi cruciali per tutelare le bellezze naturalistiche su cui si fonda l’industria turistica, e poter rendere sostenibile il sempre crescente flusso di visitatori – evitando, per così dire, di rimanere vittime del proprio successo.

L’Italia si trova anch’essa a dover affrontare sfide analoghe, dovendo curare un territorio spesso fragile, e per questo vedo molte possibili sinergie per collaborare e scambiare esperienze.

Ritornando sempre sui temi della sicurezza è poi innegabile che il contrasto alle reti criminali transnazionali che prosperano con i traffici illeciti, a partire da quelli di droga e persone, è un ulteriore ambito che mette sotto pressione i reciproci apparati di sicurezza pubblica. Questo ci spinge inevitabilmente ad approfondire intensità ed efficacia della nostra cooperazione di settore.

La comunità Italiana in RD

Lei ha sottolineato in varie occasioni il ruolo della comunità italiana residente nella Repubblica Dominicana. Quali punti di forza e contributi ritiene che la caratterizzino e come influiscono nella percezione che i dominicani hanno dell’Italia?

La nostra comunità residente in Repubblica Dominicana può vantare tratti unici grazie a radici antiche e profonde, che risalgono al navigatore genovese Cristoforo Colombo.

Oggi cognomi italiani come Rainieri, Marranzini, Vicini e Bonetti sono sinonimo di straordinari successi imprenditoriali e vengono portati da illustri famiglie che hanno letteralmente fatto la storia economica di questo Paese. La collettività mantiene oggi quelle stesse caratteristiche che hanno portato al successo di questi illustri predecessori: dinamica, creativa e orgogliosa nel mantenere la tradizionale visione del lavoro italiana, capace di fondere passione e attenzione ai dettagli. Ma anche flessibile abbastanza per cogliere tutti i benefici dell’adattamento, grazie alla robusta tradizione familiare.

Nelle varie industrie dove sono attivi gli italiani è questa capacità di dare il massimo – unita ad immaginazione ed elevati standard qualitativi – che contribuisce a diffondere sentimenti di ammirazione nei confronti dell’Italia.

I Dominicani in Italia

L’Italia ospita la terza comunità dominicana più numerosa al mondo. Come valuta il contributo di questa comunità alla società italiana e quale ruolo svolge nel rafforzamento dei legami tra i due Paesi?

La diaspora dominicana in Italia svolge un ruolo estremamente positivo grazie alla sua forte specializzazione e al suo ruolo in settori dalla crescente importanza per l’economia italiana, come la cantieristica navale, ma anche l’assistenza agli anziani.

Questa significativa presenza in Italia contribuisce a trasmettere e diffondere un’immagine positiva del vostro Paese e facilita gli scambi a livello di società civile tra Italia e Repubblica Dominicana, alimentando e sostenendo le nostre relazioni in modo discreto ma tangibile. Inoltre la buona fama di Santo Domingo, legata ormai nell’immaginario collettivo nazionale all’idea di paradiso tropicale e società accogliente verso gli stranieri, si retro-alimenta del continuo flusso turistico italiano non stagionale, ormai lanciato verso quota 100mila/anno.

Un ruolo crescente di integrazione è legato anche al fenomeno delle coppie miste.

Oltre alle attività istituzionali, l’Ambasciata è stata presente anche in momenti di difficoltà per cittadini dominicani in Italia e per italiani nella Repubblica Dominicana. Che importanza attribuisce a questa dimensione di sostegno e accompagnamento consolare nella pratica diplomatica e nella relazione con le comunità?

Si tratta di una dimensione fondamentale del ruolo istituzionale a cui è chiamata un’Ambasciata. Non possiamo certo agire in una bolla, slegati dagli avvenimenti che ci circondano, e da ciò consegue che il nostro ruolo è anche quello di interpretare ed esprimere i sentimenti della nostra collettività, manifestando la vicinanza al Paese anche nei momenti più difficili. Ma la civiltà italiana è anche quella dell’umanesimo e della vocazione commerciale, e la prima funzione storica delle Legazioni straniere – in cui sono state pioniere Genova e Venezia – è stata l’assistenza consolare a connazionali e naviglio di bandiera, oltre al lascia-passare agli stranieri in visita.

Cooperazione e scambi culturali

L’Ambasciata italiana ha costantemente promosso attività di scambio artistico e culturale. Che ruolo ritiene giochi precisamente la cultura come ponte nelle relazioni internazionali?

La cultura ha da sempre un ruolo fondamentale, poiché ci permette di confrontarci e di riconoscere quanto sia possibile crescere attraverso l’apprendimento reciproco delle nostre visioni del mondo, dei timori e dei sogni che ci accomunano.

Ogni iniziativa che affianca manifestazioni culturali capaci di esprimere l’identità di due popoli diventa così un’occasione preziosa di scoperta reciproca e di scambio, un processo che arricchisce e unisce tutti noi.

Se poi calcoliamo che l’Italia è sede di ben 61 siti patrimonio Unesco dell’umanità, si capisce bene come la promozione culturale sia per noi al tempo dovere e DNA, ulteriormente alimentata dalle alte aspettative internazionali verso il Belpaese.

Dal nostro punto di vista, tra le molteplici iniziative di promozione avviate dall’Ambasciata, quelle che meglio incarnano questo spirito di benefica, rispettiva ibridazione — e che hanno avuto il maggiore impatto — sono state le cosiddette «Feste all’italiana».

Si tratta di eventi organizzati in concomitanza con la Festa Nazionale e caratterizzati da un formato innovativo, aperto al grande pubblico. Introdotte nel 2022, queste celebrazioni hanno visto una crescita costante di partecipazione, fino a raggiungere quest’anno la significativa cifra di 10.000 presenze.

L’obiettivo è quello di offrire un esempio autentico della tradizionale festa di paese italiana: un contesto vivace con stand ed espositori che, nel loro insieme, offrono non solo ai connazionali, ma anche agli italo-discendenti e ai cittadini dominicani, il senso profondo della convivialità italiana, fatta di tempo condiviso, divertimento in famiglia e spirito comunitario.

Negli anni, il formato è stato replicato anche fuori dalla capitale, con edizioni a Santiago de los Caballeros, Puerto Plata e, più recentemente, a Punta Cana.

Grazie a un’intensa attività di promozione capace di coinvolgere un pubblico eterogeneo per età, provenienza ed estrazione sociale, siamo riusciti a lasciare un segno tangibile e positivo nell’immaginario collettivo dominicano, rafforzando al tempo stesso il legame culturale tra le nostre comunità.

Un’altra iniziativa dell’ambasciata che merita di essere ricordata è «Caribe en Residencia», giunta quest’anno alla sua quarta edizione, una rassegna delle migliori tendenze dell’arte contemporanea dominicana, curata dall’artista Iris Pérez e ospitata nella Residenza d’Italia.

Ispirata al noto programma «Collezione Farnesina», con cui si è da tempo trasformata la Cancelleria italiana in un grande museo di arte moderna, grazie a prestiti degli artisti vagliati da un comitato scientifico, la rassegna crea un legame solidissimo tra gli operatori culturali dei due Paesi, e permette all’ambasciatore di alimentare il soft power italiano mediante un mecenatismo quasi a costo zero.

In un piano più pratico, quali settori considera prioritari per approfondire la cooperazione bilaterale: cultura, salute, istruzione o investimenti, o altri?

L’intensificarsi delle collaborazioni accademiche e degli scambi sia di studenti che di docenti, rappresenta un elemento fondamentale per il rafforzamento della nostra cooperazione bilaterale.

L’ingresso in forze nel rapporto tra i due Stati di attori come le università, portatrici per natura di una visione di lungo periodo, arricchisce infatti il dialogo e ne consolida le prospettive future. Sarei cattivo cronista se non facessi a questo proposito almeno un riferimento a Doña Peggy Cabral, che per prima mise a fuoco l’obbiettivo di innervare le relazioni con una robusta iniezione di cooperazione inter-universitaria.

In alcuni ambiti (fisica, ingegneria anti-sismica, urbanistica, Spazio, cardiochirurgia e diritto costituzionale) siamo ormai a livelli decisamente elevati.

Sul piano politico, ritengo che le tematiche legate alla sicurezza, come evidenziato in precedenza, costituiscano un ambito prioritario, non solo per il loro valore intrinseco, ma anche per il significato istituzionale che rivestono in termini di fiducia reciproca e di rafforzamento di vicinanza e comprensione tra i nostri Paesi.

Un ulteriore settore strategico è quello degli investimenti, con particolare riferimento alla possibilità di favorire l’ingresso di un numero crescente di grandi gruppi italiani.

Una loro maggiore presenza, grazie anche alla natura pubblico-privata che caratterizza molte di queste realtà, potrebbe imprimere un deciso salto di qualità all’intero quadro delle nostre relazioni bilaterali. Le autorità locali ben conoscono, e ai massimi livelli, come da soli dossier quali Enel, Leonardo, Acea ed Ansaldo potrebbero dare una svolta sia quantitativa e che qualitativa ai rapporti. Il settore croceristico, che cresce a vista d’occhio, è dominato da colossi americani, norvegesi, ma anche italiani (Costa Crociere, MSC). Il cementificio Domicem, di San Cristobal, è una grande realtà italo-dominicana, che recentemente ha raddoppiato la produzione, e il maggior impianto del genere in tutti i Caraibi.

In che modo iniziative come quelle di ProMueve RD — che spaziano da esperienze culturali fino a incontri di alto livello istituzionale, quale quello celebrato al Senato italiano — possono contribuire a rafforzare tale cooperazione e ad ampliare la visibilità culturale e sociale di entrambi i Paesi?

L’impulso proveniente da una realtà come ProMueve RD è di importanza fondamentale per garantire ai rapporti con la Repubblica Dominicana la giusta attenzione politica. In un contesto internazionale in cui i tragici eventi a est – in Ucraina come in Medio Oriente – tendono a monopolizzare l’agenda, vi è infatti il rischio che vengano trascurate le numerose opportunità che si aprono a ovest, in questa regione in generale, e a maggior ragione in un Paese dinamico e ricco di prospettive quale è la Repubblica Dominicana. E non dimentichiamo che questa economia è la settima di America Latina e cresce al 5% all’anno.

Mi auguro che anche istituzioni italiane corrispettive, come ad esempio questo Comites e Cgie, possano sempre appaiarsi in modo sincronico, testimoniando a Roma il segno della vitalità della nostra presenza a Santo Domingo. In questo senso auspico che l’incontro in Senato dello scorso febbraio con la Commissione bicamerale Esteri, così opportunamente da voi promosso, possa costituire il primo di una lunga serie, nell’ambito dello sforzo continuo di consapevolezza istituzionale reciproca.

Per concludere con un messaggio ispiratore: quali parole rivolgerebbe ai dominicani in Italia e agli italiani nella Repubblica Dominicana sull’importanza di mantenere e rafforzare questi legami storici e culturali?

La storia dei rapporti tra Italia e Repubblica Dominicana è costellata di personalità illustri e di straordinarie storie di successo. Oggi, più che mai, è nostro dovere guardare al futuro, con la stessa coraggiosa e solo apparentemente temeraria fiducia con cui Colombo salpò verso l’ignoto, con cui Cambiaso e Maggiolo armarono di cannoni i loro brigantini, nella consapevolezza che insieme possiamo raggiungere grandi traguardi.

Intervista di Mirtha Mella

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